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LO PSICODRAMMA
L’equilibrio e il benessere individuale si realizzano non solo con attività sportive, tecniche di rilassamento e sostegno psicologico, ma anche mediante dinamiche espressive di gruppo, attraverso la rappresentazione scenica e il coinvolgimento diretto dei partecipanti, e ciò consente di rivivere e interpretare i propri vissuti, emozioni, paure interne per raggiungere una maggior consapevolezza e comprensione di esse. Questa psicoterapia di gruppo è lo psicodramma. Nello psicodramma non ci si basa solo sulla verbalizzazione e sull’interpretazione analitica dei significati, ma soprattutto sull’interpretazione teatrale, cioè sul gioco, sull’azione.
Siamo a Vienna, nel 1920, un giovane medico ebreo, Jacob Levi Moreno, fa entrare in psichiatria ciò che Freud aveva escluso, cioè l’azione, l’acting out e la visualizzazione. Tutti i codici esclusi dalla psicanalisi sono inseriti nello psicodramma. Ferenczi e la Klein useranno il gioco, i giocattoli, per sondare l’inconscio dei bambini. La base è l’attualizzazione, la messa in atto delle immagini, e l’espressione in maniera concreta dell’inconscio attraverso l’azione improvvisata, l’inconscio si evidenzia attraverso la tensione gruppale, alla messa in scena. Al termine dello psicodramma i significati che sono stati agiti saranno anche interpretati analiticamente e compresi. Ognuno ha la sua catarsi che scende in scena.
È efficace quando bisogna raggiungere in profondità quelle parti dell’inconscio che sono difficilmente sondabili e intraducibili in parole. Esso consente una regressione in tempi relativamente veloci.
Nella rappresentazione la persona “gioca” le diverse situazioni della propria vita avendo la possibilità di rispecchiarsi e riconoscersi, aiutato da altri membri del gruppo, tutto attraverso la sperimentazione di nuovi ruoli e soluzioni, entro un’area adibita a palcoscenico ove s’insceneranno episodi, fatti, personaggi e quant’altro rappresenti il mondo interno del protagonista. Parola e azione acquistano qualità ludiche, perciò una persona si comporta come se fosse un’altra, il “qui e ora” diventa un “altrove” e “un altro tempo”. Le scene della vita vengono figurate, esplorate con la funzione trasformativa del gioco. Elementi, stati o affetti inscenati parlano attraverso il linguaggio del corpo, la voce e la mimica facciale.
“Il gioco sta tra corpo e mente come tra terra e cielo, sta tra il mondo interiore e la realtà [….] un luogo dove si intersecano il campo immaginario e quello reale” (D. Miglietta- I sentimenti in scena-). I contenuti rappresentati vengono espressi attraverso spontaneità e creatività, quindi senza un copione teatrale, senza una maschera attoriale.
I processi mentali, come le emozioni per esempio, pur avendo una dimensione a-spaziale hanno bisogno, per la loro traduzione, di una continua connessione con il concetto di spazio, da qui l’utilizzo di un luogo topologicamente individuabile (area scenica), che può favorire le connessioni tra spazio interno ed esterno. In genere il gruppo è messo in cerchio e assiste al “gioco” spontaneo, tra uno o più protagonisti partecipanti, in un ambiente circoscritto (nel nostro caso una sala), per un tempo di circa un’ora e mezza.
FASI
Ogni sessione di psicodramma consta di tre fasi: − Riscaldamento – Scena psicodrammatica − Condivisione
Riscaldamento
Questa fase è propedeutica all’azione psicodrammatica, si attua con tecniche immaginative e di rilassamento. Ha le funzioni di:
– produrre un’atmosfera di spontaneità
– creare uno spazio di sicurezza e di contenimento per ogni partecipante
– assicurare che la sessione si svolga in un clima di coesione
Scena psicodrammatica
Si svolge su un’area assomigliante ad un palcoscenico. Gli altri membri del gruppo (uditorio) non si trovano nello stesso spazio ove si articola la rappresentazione psicodrammatica. Ha le funzioni di:
– dare al protagonista la possibilità di riappropriarsi del proprio tempo (passato-presente-futuro) attraverso la rappresentazione scenica
– aiutare il protagonista a ripercorrere e ad affrontare l’emergere di situazioni fortemente critiche della propria vita, mediante la partecipazione di altri membri denominati “io-ausiliari”
– esprimere dinamicamente il proprio inconscio
Condivisione
La condivisione è il momento della integrazione di gruppo. Ha le funzioni di:
– individuare i punti d’identificazione dei singoli membri del gruppo con il protagonista
– evidenziare questo processo di apprendimento e liberare ogni membro del gruppo dalle emozioni vissute durante la scena
Tecniche utilizzate nello psicodramma
Specchio
Il personaggio della scena è rappresentato dal suo io-ausiliario, che come lui agisce nelle diverse situazioni della vita e come lo vedono gli altri. Gli spettatori lo prendono come un vero paziente e reagiscono spontaneamente. Questa tecnica serve a procurare uno shock al paziente che lo induce a reagire all’immagine inavvertita di se stesso che egli offre agli altri.
Ponendo il protagonista fuori dalla scena e sostituendolo con un altro, il terapeuta gli fa sperimentare come egli sia percepito da altri, quale immagine l’altro si sia fatto di lui.
Doppio
L’io ausiliario rappresenta, con l’accordo col soggetto, un aspetto di questi.
Inversione di ruolo
Provoca spesso cambiamenti decisivi, il soggetto recita ancora la scena, ma scambiato di ruolo col partner io ausiliario. Uscendo da se stesso ha così modo di percepire oggettivamente il proprio atteggiamento verso gli altri. La conseguenza è l’accomodamento delle sue relazioni interpersonali.
Il protagonista gioca la parte di un altro, facendo sì che, spostando l’attenzione sul ruolo dell’interlocutore, si possano aggirare e superare blocchi emotivi e pregiudizi cognitivi che impediscono azioni nuove e spontanee.
Soliloquio
Il soggetto, mentre drammatizza con l’io ausiliario una scena della sua vita reale, esprime a mezza voce i pensieri e i sentimenti segretamente provati da lui nei confronti di se stesso e del suo partner nella scena. Il soliloquio materializza la resistenza provata da qualsiasi attore professionista. Esso rivela solo i sentimenti, non è un racconto.
Scultura
Fare una sorta di “foto” simbolica ad una “statua” costituita dai personaggi in posa.
Intervista
All’inizio dello psicodramma si domanda al soggetto il ruolo che vuol giocare, durante lo psicodramma si attua quando avviene l’inversione di ruolo.
Doppiaggio
Il terapeuta conduttore, ponendosi alle spalle del protagonista, lo stimola a ricercare dentro di sé emozioni, sensazioni, sentimenti nascosti nella coscienza.
Moltiplicazione
Si attua per suggerire al soggetto o all’io ausiliario che può esprimersi anche in altri modi.
Un’altra tecnica creata da Moreno è il sociodramma. Ciò che la differenzia dallo psicodramma è che il tema da rappresentare riguarda tutto il gruppo, quindi non è incentrato sul vissuto di un solo protagonista. Si utilizza nei corsi di formazione aziendale, in ambito socio-sanitario, in strutture penitenziarie, e comunque in settori dove è previsto il lavoro in equipe. Moreno iniziò a sperimentarlo nei primi anni ‘20 per risolvere i disagi sociali. I primi sociodrammi consistevano in rappresentazioni sceniche in cui era coinvolto il pubblico, al tempo lo aveva definito il “Teatro della spontaneità”. Si accorse successivamente che ciò poteva costituire una funzione terapeutica, da qui la realizzazione dello psicodramma inteso come metodo di cura.
Psicodramma e sociodramma hanno però delle tecniche in comune, una di queste è il role playing, ossia una simulazione in cui viene chiesto ad alcuni membri del gruppo di interpretare degli specifici ruoli, interagendo tra di loro rappresentandosi in contesti che possono rimandare anche all’attualità. Ha la funzione di analizzare le dinamiche interpersonali tra gli “attori”, ed i vissuti di ogni partecipante, grazie ai processi imitativi e spontanei emersi sulla scena.
Egli afferma che: “Il procedimento sociodrammatico è ideale per lo studio delle interrelazioni culturali, in special modo quando due culture coesistono l’una vicino all’altra e i rispettivi membri subiscono un continuo processo di interazione e di scambio di valori. Ci si può in tal modo occupare di mutare l’atteggiamento dei membri di una cultura verso i membri di un’altra”.
A livello individuale la scrittura costituisce uno dei mezzi più collaudati e diffusi di autocontrollo delle emozioni. Si può considerare una modalità di difesa ed elaborazione di un trauma. Queste capacità riparativa è riconducibile all’elementare bisogno di espressione, indipendente dai contenuti e precedente l’esigenza comunicativa. Il processo riparativo viaggia su due principali fasi:
Freud, ne “Il motto di spirito”, illustra come sia importante il piacere di scrivere, essenziale per il benessere psicologico, un piacere che si genera dal bisogno di appagamento. Esso è del tutto indipendente dai contenuti, solo lasciare dei segni o scarabocchi funge già da testimonianza del nostro esistere, rappresentanti la nostra psichicità.
L’utilizzazione terapeutica della scrittura deriva dal piacere-bisogno finanche sessuale che la scrittura genera. A livello contenutistico riguardante il trauma si possono distinguere due meccanismi complementari fra di essi, e cioè quello abreativo e quello di lavoro sul lutto, ove si descrive e si particolareggia l’evento traumatico. Scrivendo di un trauma ricevuto non si farà altro, quindi, che rievocarlo gradualmente attraverso una elaborazione psichica.
BIBLIOTERAPIA E TERAPIE NARRATIVE
La biblioterapia è la “cura” non tecnica che ricorre ai romanzi, alle poesie, alle favole per trovare quel genere di parole che aprono lo sguardo verso una presa di coscienza per il benessere psicologico di ciascuno di noi.
È rivolta a persone di ogni età, sia sani che malati, e non è assimilabile a nessun farmaco.
Serve ad identificarsi col personaggio di una storia, è la proiezione del nostro mondo interno tra le trame di un racconto, è emozione, è rivisitazione di vecchi ricordi durante la lettura di un testo poetico o di narrativa.
Inoltre è un ausilio per chi cerca benefici leggendo assieme agli altri, appropriandosi tutti dell’energia trasmessa dal linguaggio.
Le emozioni buone attuano un processo di crescita attraverso la mediazione della lettura, favorendo, in ultimo, una sorta di catarsi.
E non importa essere colto o meno, importa essere disposto al cambiamento, a scavarsi dentro, dentro le pagine di un libro.
Shrodes ha identificato le specifiche fasi dell’attività biblioterapeutica:
– fase d’identificazione
• Espressione di affetto attraverso il carattere
• Espressione di accordo o di disaccordo con i pareri del personaggio
• Senso di preoccupazione per il destino di un personaggio
• Piacere nel sentirsi come un personaggio
– fase di proiezione
• Proiezione appercettiva
-Interpretazione delle relazioni tra i personaggi
-Interpretazione delle motivazioni del personaggio
• Proiezioni cognitive
-Deduzioni di significato voluto dall’autore
-Spiegazione del risultato in termini di teoria sulla vita
-Sovrapposizione della morale sulla storia
– fasi di abreazione e catarsi
• Suscitazione di vecchi ricordi
• Espressione di aggressività verso personaggi o verso l’autore
• Esperienza di transfert all’espressione simbolica
– fase d’intuizione
• Evidenza del riconoscimento di sé (sentimento di appartenenza)
• Evidenza del riconoscimento di altri (comprensione, tolleranza, accettazione)
• Precisione e obiettività dell’analisi delle motivazioni
• Precisione delle percezioni cognitive
• Incorporazione di nuovi concetti (vale a dire valori, obiettivi)
• Integrazione (inconscio diventa cosciente)
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