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La terapia Cognitivo – Comportamentale, spesso definita anche in Italia con l’acronimo anglosassone CBT (Cognitive-Behaviour Therapy, CBT) è considerata a livello internazionale uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi psicopatologici. Le ragioni di questa efficacia risiedono nelle caratteristiche della terapia in questione. la CBT è un trattamento psicologico efficace, breve, strutturato, mirato alla risoluzione
della sintomatologia psicopatologica, supportato da prove di efficacia empiricamente controllate derivanti da studi clinici rigorosi. In tal senso, è una terapia cosiddetta ‘evidence – based’.
Nata negli anni Settanta del secolo scorso dallo sforzo di Aaron Tim Beck di mettere a punto un trattamento psicologico che fosse efficace per la cura della depressione, la CBT si caratterizzò per due scopi principali: il primo fu quello d’individuare interventi mirati a modificare sia i sintomi nucleari della depressione che i meccanismi psicopatologici di origine cognitiva alla base del disturbo; il secondo scopo consisteva nel misurare in maniera rigorosa gli effetti del trattamento sulla sintomatologia depressiva attraverso uno specifico strumento psicodiagnostico, la Beck Depression Inventory. Beck descrisse, in maniera precisa e dettagliata, le modalità di applicazione del proprio intervento, né misurò gli effetti e ne testò la replicabilità. Era nata una psicoterapia basata sulle prove di efficacia.
Da allora il programma di ricerca si è esteso a tutte le aree nosografiche dei Disturbi di Asse I del DSM: Ansia, Panico, Disturbi Ossessivo – Compulsivi, Disturbi da Strress Post- Traumatico,
Disturbo d’Ansia Generalizzata, Disturbi dell’Umore, Disturbi dell’Alimentazione. I gruppi di ricerca che si sono impegnati nei trials clinici per testare l’efficacia della CBT nelle diverse patologie hanno ottenuto risultati analoghi a quelli ottenuti da Beck per la depressione. Ciò ha sancito il definitivo successo della terapia cognitiva.
Tale approccio postula una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti, evidenziando come i disturbi psicologici siano in gran parte il prodotto di credenze disfunzionali che si mantengono nel tempo, attraverso distorsioni cognitive e rappresentazioni soggettive della realtà. Non sarebbero dunque gli eventi a creare e mantenere i problemi psicologici, emotivi e di comportamento, ma le strutture e costruzioni cognitive dell’individuo. La terapia cognitivo – comportamentale (CBT) si propone, di conseguenza, di aiutare i pazienti ad individuare i pensieri ricorrenti e gli schemi disfunzionali di ragionamento e d’interpretazione della realtà, al fine di sostituirli e/o integrarli con convinzioni più funzionali.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale combina due differenti forme di terapia: La Psicoterapia Comportamentale: Aiuta a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona mette in atto in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di risposta, l’esposizione graduale alle situazioni temute e il fronteggiamento attivo degli stati di disagio.
La Psicoterapia Cognitiva: Aiuta ad individuare i pensieri ricorrenti, gli schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà che sono concomitanti alle forti, e persistenti emozioni problematiche vissute dal paziente. Coadiuva nella correzione, nell’arricchimento, integrandoli con altri pensieri più realistici, o, comunque, più funzionali al proprio benessere. Il cambiamento dei contenuti e dei processi cognitivi problematici (convinzioni, valutazioni, aspettative, emozioni, distorsioni cognitive, ecc.) nella terapia cognitivo comportamentale, non viene perseguito soltanto mediante la discussione e la riformulazione delle convinzioni disfunzionali dei pazienti, bensì mediante numerosi e variegati metodi d’intervento, diretti non solo agli aspetti cognitivi del funzionamento dell’individuo, ma anche a quelli specificamente emotivi e comportamentali.
Dagli anni 2000 ad oggi un ulteriore evoluzione della CBT, chiamata di ‘terza generazione’ per distinguerla dalla prima, esclusivamente comportamentista, e della seconda, cognitiva e comportamentale, ha portato alla definizione di nuovi interventi terapeutici e modelli teorici che mettono maggiormente a fuoco gli elementi processuali e di funzionamento metacognitivo, rispetto a quelli strumentali e di contenuto. Tra questi nuovi approcci ricordiamo la Mindfulness e l’Acceptance and Commitment Therapy che descriveremo qui di seguito.
Attenzione consapevole, è questa la traduzione del termine inglese ‘Mindfulness’, una specifica forma di esercizio mentale ispirata all’antica tradizione Vipassiana della tradizione buddhista, avente come fine l’incremento della capacità di essere consapevoli della propria esperienza momento dopo momento. Il Mindful è uno stato mentale che emerge ogni qual volta usciamo dalla modalità del fare ed entriamo nella modalità dell’essere.
La mindfulness è una tecnica psicoterapica che consiste nel dirigere volontariamente la propria attenzione sul flusso di esperienza presente attraverso:
• Un monitoraggio attentivo: con tale termine intendiamo un insieme di processi che prevedono che tu: diriga volontariamente l’attenzione su uno stimolo specifico proveniente dal tuo mondo interno o esterno, mantenga costantemente l’attenzione su questo stimolo, riconosca se la tua attenzione fosse stata spostata con un atto volontario su altri stimoli.
In gergo tecnico so è soliti ricondurre questo complesso meccanismo ai processi di attenzione selettiva, attenzione sostenuta ed attenzione esecutiva del nostro apparato cognitivo, capacità che la ricerca scientifica ha riconosciuto potenziate dalla pratica della meditazione. Ciò significa che praticando la Mindfulness potresti vedere migliorata la tua capacità di orientare selettivamente l’attenzione su ciò che per te è più congeniale per il raggiungimento dei tuoi scopi; la capacità di mantenere a lungo la concentrazione sull’attività che stai eseguendo; la capacità di riconoscere quando la mente è stata attratta da qualcos’altro, piacevole o spiacevole che sia.
• Un processo di accettazione dell’esperienza: questo aspetto ha portato ad estendere lo studio e la diffusione della Mindfulness a livello sanitario. Tale processo prevede che tu, una volta esserti reso conto di aver rivolto la tua attenzione su altri stimoli, disancori volontariamente la tua attenzione dal nuovo stimolo, riorienti la tua attenzione sullo stimolo originario. Condizione necessaria perché questo processo possa attivarsi durante la meditazione è che tu assuma un atteggiamento di completa accettazione nei confronti di qualsivoglia vissuto esperienziale che potrebbe affacciarsi nella tua mente.
La mindfulness come pratica meditativa si basa su quelli vengono chiamati i 7 pilastri della mindfulness stessa. Si tratta di sette principi, utili per approcciarsi -non solo alla meditazione mindfulness- ma anche alla vita, con un atteggiamento ed un’apertura mentale che aiutano a sviluppare la nostra innata capacità ad accettare le cose così come sono.
• Non giudizio: la nostra mente nell’esatto momento in cui produce un pensiero, emette un giudizio e, nella maggior parte dei casi, finisce con l’appesantirci. La mindfulness può essere utile nel prendere consapevolezza della nostra tendenza a giudicare e ad imparare, ad osservare semplicemente, questa nostra attitudine.
• Pazienza: quando viviamo un momento difficile, desideriamo che le cose possano risolversi subito; ancora, quando ci apprestiamo ad imparare qualcosa, siamo impazienti di apprendere tutto e subito. In realtà, la nostra mente, il nostro corpo sono naturalmente dotati della capacità di adattamento e di apprendimento e se lo lasciamo fare, naturalmente raggiungerà quegli obiettivi; quindi la pazienza è la principale forma di saggezza. Non è semplice da praticare ma non impossibile da conquistare. La pazienza si apprende gradualmente con la meditazione mindfulness.
• Mente del principiante: significa guardare e vivere il mondo come i bambini ed il loro spontaneo atteggiamento di curiosità e scoperta.
• Fiducia: pazienza e fiducia sono strettamente connessi. Mi fido del fatto che un giorno imparerò quella cosa, del fatto che cambierò, che io riuscirò perché la natura mi permette di cambiare, con pazienza ed esercizio.
• Non cercare risultati: strettamente connesso al principio della pazienza. Se metto da parte il desiderio di ricercare il risultato a tutti i costi, ma mi concentro su altri aspetti della mia vita, del problema che mi affligge, acquisirò un senso di pace e serenità.
• Accettazione: vale a dire, vedere le cose così come sono, che ha anche a che fare col non cercare risultati. Io accetto che le cose siano esattamente così come sono.
Questa capacità che non si impara teoricamente, ma come tutti e 7 i pilastri si impara con la pratica, crea un grande senso di liberazione.
• Lasciare andare: con questo principio lasciamo che le cose, le nostre esperienze, le nostre emozioni e sensazioni, siano esattamente così come sono, così come le stiamo osservando in questo preciso momento. Ciò che accade è che, accettandole in quanto esperienze del momento presente, lasciamo andare tutto con più facilità ed un maggior senso di leggerezza.
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